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Piccolo trattato di tecnica pittorica

261156
De Chirico, Giorgio 50 occorrenze
  • 1928
  • Fondazione Giorgio e Isa De Chirico
  • Milano
  • trattato di pittura
  • UNIFI
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Piccolo trattato di tecnica pittorica

e poi riprenderlo, a meno di usare olì e vernici essicanti; ma con l’uso degli essicanti bisogna andar cauti; l’annerimento della pittura e le

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Sulla superficie d’una tela in tal modo preparata non si può disegnare né con il lapis né con la carbonella; se si ha l’abitudine di abbozzare con la

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Per il buon mantenimento dei pennelli bisogna evitare di sciacquarli nell’essenza o nel petrolio; poiché così le barbe si corrodono troppo presto; l

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resto evitare benissimo l’aspetto lucente mescolando alla vernice una certa quantità di cera vergine sciolta nella essenza di trementina; in quanto alla

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da sé è quasi impossibile, l’ambra è una resina fossile e per discioglierla occorrono altissime temperature; quella che si trova in commercio non è

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Di tutti gli olî che ho usato finora quello che mi ha dato i migliori risultati è l’olio di papavero. Usato puro, specie sopra una tela non

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Molti pittori e intenditori d’arte consigliano l’uso di pochi colori, citando gli esempi degli antichi. Plinio pretende che i pittori del suo tempo

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In quanto al nero ho l’abitudine di usare della polvere di carbonella macinata con l’olio di papavero; è un colore che ha poco corpo ma però in

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, ha l’inconveniente di scurire e di asciugare assai lentamente; in velature è meglio usarlo diluito con essenza di trementina rinforzata con qualche

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ottengono belli effetti di trasparenza e di luminosità interna. Per dipingere sulla tela incerata il miglior mezzo è l’olio di papavero mescolato a parti

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sole ove dai muri sgocciolava l’acqua per la troppa umidità, nessun inconveniente toccò ai miei lavori benché fossero quasi tutti dipinti a tempera su

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numerose e se ne possono aggiungere sempre delle nuove; le esperienze in questo campo possono protrarsi all’infinito. L’olio di lino cotto e crudo, l

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Quand’ero in Italia, parlando un giorno con uno storico e critico d’arte dei più noti, ebbi l’occasione di constatare che egli credeva la Madonna del

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molto diluito come l’acquarello. Quindi anche per dipingere un quadro a tempera magra è indispensabile un po’ d’olio di lino. La tempera a colla è la

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in inganno parecchi scrittori d’arte moderni i quali credettero che per pittura a olio gli antichi intendessero una pittura di colori macinati con l

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Come tela si userà una tela a gesso su cui si saranno date due mani di quest’emulsione senza allungarla con l’acqua. Per lavorare con maggior

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intinto nell’emulsione oppure nell’acqua pura; fintanto che la pittura è bagnata il tono è quello che avrebbe se fosse verniciata, poi via via che l

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quale rapidità si può portare avanti l’esecuzione di questi dettagli e tutti i pittori sanno quanto sia difficile rendere tali dettagli con i colori a

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Malgrado i risultati più che soddisfacenti che ottenevo lavorando con la tempera a colla e con l’emulsione d’uovo e l’olio di lino, andavo sempre

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più che persuaso che sulle opere di quel periodo non si è ancora detta l’ultima parola.

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Provai e riprovai parecchie combinazioni di tempera grassa mescolando l’uovo con le vernici e le gomme d’albero. Una tempera di questo genere che dà

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; è sempre consigliabile anche in questo caso la vernice Damar allungata con l’essenza di trementina rettificata.

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L’inconveniente della tempera di ciliegio è che dà una materia un po’ fragile; con tale tempera è meglio non dipingere su tela tirata sopra il telaio

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È una tempera molto solida, forse la più solida di tutte; è quasi una pittura a olio. Essendo molto elastica è difficile che screpoli anche con l

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buttarlo via come per le altre tempere, ma metterlo in una tazza e batterlo bene finché schiumi abbondantemente; indi si lascia che l’albume depositi e poi

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«brucio» kaio. Ma l’ho scritta così per meglio specificare la stretta parentela e, direi quasi, la perfetta somiglianza che questa tempera, inventata da un

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sopporta una lunga lavorazione e anche quando l’impasto raggiunge un certo spessore non corre il rischio di screpolarsi. Queste qualità elastiche sono

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Questa tempera con l’olio di lino cotto è pure assai bella e luminosa; ma le sue qualità principali sono una grande resistenza e una grande

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, scioglierla e plasmarla; servivano anzitutto tali ferri a prolungare l’azione troppo breve del pennello, a rompere i toni, farli passare gli uni negli altri

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’emulsione di cera, d’acqua e di sapone da bucato. La cera, come l’olio, non è solubile nell’acqua; ma, così come l’olio diventa emulsionabile con l’acqua per

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erudito: Charles Henry. Tra i tedeschi Arnoldo Böcklin, l’instancabile tecnico, dipinse a encausto una Saffo che trovasi a Monaco nella collezione

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Lo svantaggio di questa tempera, come quella a colla, è di scurire alquanto sotto l’azione della vernice.

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I migliori quadri che ho dipinto a tempera tra cui trovasi l’Autoritratto con la tavolozza, ora al museo di Essen, sono dipinti con questa ricetta. È

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La tempera grassa è meno pura della tempera magra ma in compenso è più solida, si può lavorare più a lungo e i colori sotto l’azione della vernice

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La macinazione dei colori e la loro conservazione (la tempera grassa con l’olio di lino cotto e quella con l’olio di papavero si conservano benissimo

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con la carbonella ciò che si vuol dipingere, però, poiché la carbonella per quanto ben fissata spesso sotto l’azione del pennello si diluisce e sporca i

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Si ottiene con questo semplicissimo sistema una pittura fresca d’aspetto e un impasto eguale. Vi è però l’inconveniente che non si possono modellare

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nero; si dà questa tinta su tutta la tela con cura e attenzione perché l’impasto risulti bene eguale su tutta la superficie; poi si lascia un po

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un panno azzurro e come sfondo due pareti di cui una è in luce e l’altra nell’ombra. Si comincerà coll’osservare bene il colore e il grado di tono

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benissimo, specie se si riprende per finirlo un lavoro ove ci sia già un impasto abbastanza denso; se l’impasto è sottile, o se si dipinge direttamente

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il sistema della carta assorbente; in questo caso l’aggiunta d’olio o di glicerina è inutile.

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pezzo dopo l’altro e lavorando sempre nel colore fresco. Né si dimentichi mai di bagnare con vernice allungata d’olio quella parte che si vuol velare

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metodo, un mestiere, un tessuto, una materia formatasi gradatamente sotto il fare metodico del pittore; così che l’opera, per quanto non sia interessante

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Per l’impasto della preparazione si userà essenza di trementina con qualche goccia di siccativo di Courtrai. Per evitare di dover cercare parecchie

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; a me risulta però che si migliori l’effetto con una preparazione piuttosto scura. Rilavorando sopra un impasto di tinte alquanto scure si è meglio

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Le ombre del bianco si possono cercare col bruno di Bruxelles, l'oltremare e l’ocra.

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Le ombre del giallo col bruno van Dyck e la terra di Siena bruciata o naturale, secondo l’intensità.

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I primi strati di questa ripresa del lavoro diventano per forza opachi, perché l’olio è presto assorbito dall’impasto neutro che sta sotto, ma, via

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Se giunti alla fine d’una giornata di lavoro si vuole lavorare l’indomani nel colore ancora fresco e pertanto si teme che si prosciughi durante la

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bacinella piena d’acqua; ma è un sistema poco efficace, specie quando l’impasto è sottile. Può servire però con quadri di piccole dimensioni.

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